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Vampire Academy - Richelle Mead

Premessa: Vampire Academy non si merita davvero 5 stelle. Mi sento quindi in dovere di giustificare il perché di questo voto.Dovete sapere che questa è stata la prima serie che io abbia mai letto interamente in inglese, nonché il libro che, un paio di anni fa, ha fatto rinascere in me il mio amore per la lettura, quando era andato un po’ affievolendosi. Da qui ho poi scoperto quanto adorassi l’Urban Fantasy (e gli Young Adult in generale), e che leggere in lingua non è poi così difficile (nonché estremamente preferibile alle scarse traduzioni italiane); perdonate quindi il mio voto poco obiettivo e più “sentimentale”.Inoltre, giusto per avvertirvi, questa recensione è un pochino più lunga del solito: posso solo dirvi che offrirò biscotti virtuali a chiunque avrà il coraggio di arrivare fino alla fine.

 

“Love and loyalty run deeper than blood.”

 

Rose e Lissa sono migliori amiche da quando avevano cinque anni. Ragioni misteriose le hanno spinte a fuggire dalla St. Vladimir Academy, la scuola per vampiri in cui sono cresciute, e da cui sono state lontane per due anni, prima di essere costrette a tornarci. Ed ecco che qui iniziano le loro avventure, fra allenamenti e lezioni, litigi, amori e misteri.

 

Quello che ho sempre apprezzato particolarmente di questa serie è la centralità del rapporto fra Rose e Lissa; perché le storie d’amore ci sono, certo, ma loro rimarranno sempre il fulcro di tutta la vicenda. La loro amicizia, nel corso della saga, cambia e cresce insieme a loro due. L’evoluzione dei personaggi e la loro caratterizzazione è ciò che rende questa serie molto più profonda e interessante di quello che può sembrare a prima vista, perchè ognuno è ben definito e ha un proprio ruolo e, libro dopo libro, si distingue sempre più dai classici stereotipi.

 

“Lissa and I had been friends ever since kindergarten, when our teacher had paired us up together for writing lessons. Forcing five-year-olds to spell Vasilisa Dragomir and Rosemarie Hathaway was beyond cruel, and we’d—or rather, I’d—responded appropriately. I’d chucked my book at out teacher and called her a fascist bastard. I hadn’t known what those words meant, but I’d known how to hit a moving target.Lissa and I had been inseparable ever since.”

 

Rose è il classico personaggio che o si ama o si odia: io personalmente l’ho sempre amata, anche di fronte a molte sue scelte discutibili, anche nei suoi momenti di più grande immaturità. Si presenta all’inizio come una ragazza superficiale e anche un po’ stronza, del tutto consapevole della sua bellezza (e ce lo rende chiaro dicendo ogni dieci pagine quanto è figa e quanto sono grandi le sue tette). Eppure, già alla fine di Vampire Academy si inizia a intravedere un suo cambiamento. Le si possono fare molte critiche, ma rimane comunque una delle prime eroine che si è distinta significativamente dal modello Bella Swan nella letteratura YA post-Twilight: non si tratta di una donzella indifesa che aspetta che l’uomo di turno la venga a salvare. Al contrario, Rose si allena per poter essere lei a salvare e difendere gli altri, mostrandosi subito forte e impulsiva, ma sotto sotto anche molto insicura. Per questo non l’ho mai considerata una Mary Sue: perché è ben lontana dall’essere perfetta e i risultati che ha ottenuto sono stati frutto di un duro lavoro. Rose ha un lato badass e sarcastico, ma anche uno leale e sensibile, ed è in grado di mostrare un amore immenso alle persone a cui vuole bene.

 

Con Lissa, invece, ho sempre avuto molti problemi: in ogni libro trovo una nuova parte di lei che mi infastidisce (con l’esclusione forse dell’ultimo). In Vampire Academy appare debole e piagnucolosa, spesso incapace di agire senza Rose al suo fianco. E nel momento in cui quest’ultima cerca di aiutarla per il suo bene, pur esponendo i suoi segreti, lei che fa? Le volta le spalle. Anche se è un atteggiamento che in parte capisco, l’ho trovato comunque un comportamento da ingrata davanti a tutti i sacrifici che Rose ha sempre fatto per lei. Ma, nonostante tutto, Lissa rappresenta l’altra faccia della medaglia: razionale, paziente e per natura portata a fare del bene, anche lei finirà per mostrare un lato forte del suo carattere e ad avere la sua rivincita.

 

“If I let myself love you, I won't throw myself in front of her. I'll throw myself in front of you.”

 

Dato che però questo è pur sempre uno YA, non può ovviamente mancare la componente romance, che non fa mai male.

Rose e Dimitri sono forse una delle mie coppie preferite, una delle prime di cui mi sono davvero innamorata (scusate quindi eventuali commenti da fangirl): si comprendono come nessun altro, anche solo con uno sguardo, e capiscono perfettamente le implicazioni del loro lavoro. Sanno che devono fare dei sacrifici per poter essere dei buoni Guardiani e che questo molto spesso significa dover mettere da parte i propri sentimenti. Ma Rose e Dimitri si completano: lui, ormai già un uomo (e un Guardiano) maturo in qualche modo “attenua” il lato più immaturo del carattere di lei, facendole capire quali sono le sue responsabilità e rappresenta una parte importante nella crescita del suo personaggio; ma lei, dal canto suo, è in grado di offrire a Dimitri una connessione, un legame solido e profondo con un’altra persona, che a lui, così solitario e riservato, manca nella sua vita. Adoro il modo in cui si è sviluppato il loro rapporto, da un leggero antagonismo iniziale ad un’ attrazione fisica che si è poi trasformata in amore; non ho mai avuto l’impressione che si trattasse di insta-love o di un processo forzato e innaturale. E ancora adesso, quando mi ritrovo a leggere le loro scene, rimango con un sorriso cretino stampato sulla faccia.

 

Dal canto suo, anche Lissa instaura una bellissima relazione con Christian, un ragazzo tormentato ma eternamente sarcastico, ed è proprio il suo rapporto con lui che riesce a rendermi il suo personaggio un po’ più apprezzabile; porta nella vita di Lissa quella sicurezza di cui lei ha bisogno e la rende più coraggiosa e fiduciosa nelle sue capacità. Christian è forse uno dei personaggi meglio riusciti della saga ed è molto più simile a Rose di quanto entrambi possano pensare; l’amicizia che si viene a formare fra i due, dopo un astio iniziale, è credo una delle più belle di questa serie. Proprio per il fatto che sono così simili, le loro battute sono puro oro.

 

Tutti gli altri personaggi, seppur secondari, sono ben delineati e ognuno con la propria personalità e con la propria funzione: abbiamo Mason, caro amico di Rose da sempre innamorato di lei; Mia, la classica mean girl all’inizio insopportabile e molto stereotipata ma che subirà una delle trasformazioni più significative della serie e finirà per diventare uno dei personaggi che ho apprezzato di più; Victor Dashkov, lo zio di Lissa è tanto strano che a me sia sempre piaciuto anche lui?; e poi tanti altri che qui sono solo accennati, come Eddie ad esempio (o il non ancora apparso Adrian) che avranno nei seguiti la loro occasione di brillare.

 

“The greatest and most powerful revolutions often start very quietly, hidden in the shadows. Remember that.”

 

Ammettiamolo: di trama, in questo primo libro, non è che ce ne sia poi molta, ma forse va bene così. La sua funzione è più che altro quella di introdurci nel mondo creato da Richelle Mead, che ci presenta la sua personale visione dei vampiri. E’ un’idea che mi è sempre piaciuta, quella di avere diverse “razze”: anche se noi abbiamo a che fare con quelli buoni, che si nutrono sì di sangue umano, rifiutandosi però di uccidere le persone (i Moroi), là fuori ci sono anche quelli spietati (gli Strigoi) che corrispondono alla visione più classica di questa figura fantastica. E’ anche interessante l’idea di inserire i mezzi vampiri, i Dhampir, addestrati a diventare Guardiani protettori dei Moroi (anche se qualcuno potrebbe chiedersi perché i Dhampir, fisicamente più forti, si sottopongano volontariamente a questo destino e non mandino a quel paese le varie casate reali che li trattano troppo spesso come dei cittadini di serie B). Comunque mi piace la mitologia creata dalla Mead e la gerarchia all’interno della società dei Moroi; mi hanno sempre appassionata gli intrighi politici :)

 

Anche se Rose è la nostra narratrice in prima persona, con una voce fresca e divertente, Richelle Mead ha trovato un espediente per mostrarci anche le vicende che vedono protagonista Lissa, quando si trova lontana dall’amica, attraverso il legame psichico che le due condividono fin da quando sono state vittime di un incidente d’auto, che è quasi costato la vita a Rose: a volte mi è sembrata una decisione un po’ paraculo, dato che spesso Rose si ferma per quelli che posso solo supporre siano decine di minuti a vedere attraverso gli occhi di Lissa, senza che nessuno le dia della matta o, che so, le vada a sbattere contro, la rapisca, le dia un colpo in testa eccetera. Però è un metodo che funziona e che arricchisce a suo modo la narrazione, rendendola più varia, e mostrandoci meglio il rapporto particolare fra Rose e Lissa.

Lo stile è semplice, l’autrice non si dilunga in descrizioni prolisse o superflue, ma non per questo si tratta di un libro scritto male, anzi: è incredibilmente scorrevole e piacevole, e penso di poter dire che anche il suo modo di scrivere si sia evoluto col proseguire della serie. La sua scrittura è molto chiara anche in originale, per questo io consiglio sempre di iniziare a leggerlo in inglese, dato che non presenta troppe difficoltà. E poi così non si è costretti ad aspettare i comodi delle case editrici :)

 

A volte penso che se leggessi Vampire Academy adesso per la prima volta, dopo la marea di Urban Fantasy che ho letto finora, forse non mi colpirebbe tanto come accadde due anni fa. Non è un capolavoro, questo è vero, ma la sua uscita, nel 2007, ha portato una ventata di aria fresca in questo genere e deve anche aver colpito molto, dati i sempre più numerosi libri che traggono ispirazione da questa serie (che sia per i personaggi, per la trama, o per entrambi).

Rimane comunque una delle mie saghe preferite, una delle poche di cui a volte sento il bisogno di rileggere i passaggi che ho adorato di più. Per quanto assurdo possa sembrare, pur con tutti i suoi difetti, è comunque riuscita a lasciare un segno. A tutti coloro che non l’hanno ancora letta, io posso solo consigliare di darle una possibilità, e di non farsi condizionare dalla trama all’apparenza banale o dall’orrida copertina. Potrebbe sorprendervi!

 

Ho finito con il mio delirio da fangirl, ve lo giuro.E dato che sono una persona di parola, ecco i biscotti che vi avevo promesso :D