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Il bacio della morte - Marta Palazzesi Vorrei cominciare questa recensione illustrando la mia nuova filosofia di vita:Io ci provo sempre a mantenere basse le mie aspettative, proprio per evitare simili delusioni, ma quando un libro ha una campagna promozionale martellante come quella de Il Bacio della Morte mi risulta praticamente impossibile; e dopo aver visto le prime recensioni positive è naturale che avessi iniziato a leggere convinta che avrei trovato questo romanzo quantomeno carino.Thea è una ragazza di diciotto anni, che vive in un maestoso Palazzo della Romania. Madre umana e padre demone, Thea è una mezzo demone, addestrata per diventare una cacciatrice di Azura, spietati demoni che vivono nel Mondo Sotterraneo. Il suo sogno è poterli affrontare a fianco della sua migliore amica, Serena, ma le viene inaspettatamente assegnato come compagno il misterioso Damian. Seguono liti amorose, qualche combattimento random e altri fatti più o meno inutili.Quando ho letto per la prima volta la trama mi erano già suonati diversi campanelli d'allarme, ma ho deciso di ignorarli perché una certa mancanza di originalità può sempre essere compensata con personaggi interessanti, ambientazioni affascinanti e una prosa avvincente. Peccato che tali qualità manchino totalmente a questo romanzo.Partiamo dall’ambientazione: la Romania. Io ora vorrei che qualcuno mi spiegasse che senso ha ambientare la storia in questo luogo, se della Romania non ce n’è praticamente traccia. Fra l’altro la vicenda si svolge in un luogo limitato, quello del Palazzo, e del mondo esterno non si vede assolutamente nulla. Se la storia si fosse svolta negli Stati Uniti, in Sudafrica o nell’Isola di Pasqua non sarebbe cambiato assolutamente niente. Un’occasione sprecata per provare a modificare un po‘ il panorama degli YA.Altro punto dolente: i personaggi. Thea è infantile, insopportabile, sempre pronta a giudicare tutti. Il suo non è sarcasmo, ma più che altro maleducazione. La maggior parte del tempo se ne va in giro con il desiderio di picchiare qualcuno, per ragioni che conosce solo lei.Questo non è essere badass, ma mentalmente instabili.C’è però da dire, a favore di Thea, che si tratta dell’unico personaggio con un po’ di spessore. Tutti gli altri, interessi amorosi compresi, sono assolutamente monodimensionali. Damian e Alex, non hanno un minimo di profondità; certo, sono misteriosi e hanno entrambi un tormentato passato alle spalle (poteva forse essere altrimenti?), ma il modo più ricorrente usato per descriverli è sexy, bellissimi e sinonimi vari. A tal proposito, ci terrei a sottolineare che essere bellissimi non è una caratterizzazione psicologica.Sugli altri personaggi di contorno non ci sarebbe neanche da spendere più di due parole, dato che si tratta dei classici stereotipi: c’è l’amica ricca, il ragazzo povero di cui è innamorata, le varie stronze della scuola eccetera, messi lì tanto per far numero. Come faccio ad empatizzare o anche solo a fregarmene di quello che gli succede se sono descritti in modo così superficiale?Uno poi si potrebbe aspettare che con una premessa del genere (demoni, mezzi demoni, umani) ci sia almeno un tentativo di creare una qualche mitologia; ma anche da questo punto di vista rimarrebbe deluso. Dei demoni non si sa granchè, tranne che sono uguali agli umani, se non per il fatto che sono più forti, più veloci e a volte con qualche potere magico speciale. Insomma sono sempre le stesse creature, che una volta venivano chiamate vampiri e che poi hanno assunto nomi diversi, giusto per far vedere che no, noi nuovi autori non ci pensiamo neanche per sbaglio ad inventarci qualcosa di nuovo. E vogliamo parlare degli Azura, i demoni cattivi? Il primo termine che mi viene in mente per descriverli è ridicoli. Anche di loro ovviamente non si sa quasi nulla, da dove vengono o che cosa vogliono; sono soltanto cattivi, perché a una storia servono sempre dei cattivi random. E qual è l’aspetto fisico di questi demoni supercattivi? Bè, sono uguali agli altri demoni. Solo che hanno le unghie affilate.Lo stile è scorrevole e il romanzo si legge in un attimo, ma si dimentica altrettanto in fretta. Non c’è costruzione di suspance, tutto avviene all’improvviso, tanto che spesso alcuni fatti importanti mi sono passati accanto del tutto inosservati. E non basta che un libro sia scorrevole perché sia scritto bene.Ma il vero problema di questo libro è una mancanza di originalità che si traduce in una scopiazzatura imbarazzante da una marea di altri YA, primo fra tutti Vampire Academy. I punti in comune fra queste due serie si sprecano e alcuni sono talmente tanto evidenti da risultare sconcertanti. E non mi riferisco solo a trama e personaggi, ma anche a situazioni particolari per esempio Thea che scopre di essere in grado di vedere i morti, dopo essere stata riportata in vita da Alex, che ha misteriosi poteri da guaritore. Seriously?. La cosa ancora più disturbante è che ci sono delle vere e proprie frasi copiate direttamente da VA. Sia chiaro, non si tratta di frasi chissà quanto sensazionali, e probabilmente le avrei considerate una semplice coincidenza se le avessi lette in un altro libro; ma di sicuro non in questo, in cui è difficile trovare anche solo un pensiero originale. Scusate, ma questa è una vera presa in giro.E questo riassume il problema del genere YA ultimamente: sempre le solite trame, i soliti personaggi, i soliti cliché. Nel mucchio ci sono sicuramente delle notevoli eccezioni, ma mi piange il cuore pensare che forse là fuori ci sono autori che provano a scrivere qualcosa di nuovo e che vengono ingiustamente snobbati (probabilmente anche da me).Basta col propinarci questa minestra riscaldata, perché ormai è diventata immangiabile e sarebbe ora di buttarla via. Possibile che non ci sia più nulla da dire? L’originalità è davvero morta?Mettiamola così: se Il Bacio della Morte fosse stato il mio primo libro YA, allora forse avrei potuto anche trovarlo carino. Se fosse. Ma non lo è.